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STORIA DELL'ARTE
L’arte picena e quella greca sono testimoniate dai reperti, anche di eccezionale qualità, ritrovati nelle antiche necropoli ed esposti al Museo Archeologico e al Museo della Città. L’arte greca ha un interessante esempio nei resti del tempio dorico dedicato ad Afrodite, visibili sotto il Duomo. L’arte romana è ben rappresentata dall’Arco di Traiano, di proporzioni slanciate, su un molo anch’esso di epoca traiana. L’anfiteatro, il cui scavo non è ancora completato, è comunque notevole per la porta pompae, detta Arco Bonarelli, e per l’annessa palestra gladiatoria. Il busto dell’Imperatore Augusto in veste di pontefice massimo, ritrovato nell’area dell’antico foro, è di pregevole fattura. L’arte paleocristiana e bizantina trova testimonianza soprattutto nella pianta del Duomo a croce greca, nella basilica inferiore di Santa Maria della Piazza, nei sarcofaghi del Museo Diocesano. In Ancona l’arte ebbe un notevole sviluppo durante i secoli della Repubblica Marinara. Per ciò che riguarda l’architettura romanica si ricorda soprattutto il grande cantiere della cattedrale di S. Ciriaco, una delle più importanti chiese romaniche d’Italia, pregevole anche per le sculture dell’interno e del portale, tra cui i leoni stilofori, tra i simboli della città. Chiese note a livello nazionale sono anche S. Maria della Piazza (con le interessantissime sculture della facciata) e di Santa Maria di Portonovo. L’architettura gotica è rappresentata dal Palazzo degli Anziani al quale lavorò Margheritone d’Arezzo. Giorgio Orsini da Sebenico fu artista di transizione tra Gotico e Rinascimento e lasciò in città le facciate della Loggia dei Mercanti, di S. Francesco alle Scale e di S. Agostino, ricche di sue sculture. Per l’architettura rinascimentale va segnalato il Palazzo del Governo, alla cui realizzazione partecipò anche Francesco di Giorgio Martini. Da ricordare anche la Cittadella, uno dei primi esempi europei di fortificazione bastionata, opera di Antonio da Sangallo il giovane. La scultura del Quattrocento è ben rappresentata da Giovanni Dalmata. Una scuola di pittura era attiva in città tra Trecento e Quattrocento, e Olivuccio di Ciccarello ne era il maestro. Il pieno Quattrocento in pittura è segnato dall’anconitano Nicola di Mastro Antonio. Pittori rinascimentali di altre regioni che lavorarono in Ancona furono Piero della Francesca, Carlo Crivelli, Melozzo da Forlì e Lorenzo Lotto, mentre Tiziano inviò in città due grandi pale d’altare. Nel periodo manierista si distinguono i nomi di Pellegrino Tibaldi e dell’anconitano Andrea Lilli, che lavorò molto in tutta Italia. L’arte del XVIII secolo è contraddistinta dall’importante figura di Luigi Vanvitelli. Come ricordato nel paragrafo dedicato alla Storia, egli progettò il nuovo Lazzaretto su di un’isola artificiale di forma pentagonale. Inoltre prolungò il molo realizzato secoli prima dall’imperatore Traiano e vi edificò l’Arco Clementino. Queste opere, al di là dei pregevoli aspetti formali anticipanti il neoclassicismo, sono notevoli per il perfetto inserimento nell’ambiente naturale e per gli aspetti tecnici e costruttivi. In città il Vanvitelli realizzò anche la chiesa del Gesù, con la facciata concava che domina il porto dall’alto, seguendone la naturale curvatura. Dopo l’istituzione del porto franco e la ripresa dei traffici, in città ci fu un periodo di fioritura artistica, testimoniato ancor oggi dalle chiese del SS. Sacramento (con le statue di Gioacchino Varlè) e di S. Domenico (di Carlo Marchionni), dai tanti palazzi nobiliari affrescati e rinnovati nelle facciate, da Porta Pia (il nuovo ingresso monumentale della città), dalle statue dei continenti all’interno della Loggia dei Mercanti, segno delle nuove correnti di traffico marittimo. Testimonianze del periodo napoleonico sono soprattutto alcune fortificazioni: la Lunetta di S. Stefano, Forte Cardeto e il fortino di Portonovo. Nell’Ottocento spicca la figura del pittore Francesco Podesti, che tra accademismo, pittura storica e romanticismo raggiunse la fama internazionale. Fu uno dei ultimi grandi maestri dell’affresco, e con tale tecnica dipinse in Vaticano la sala dell’Immacolata Concezione. Uno dei suoi capolavori, il Giuramento degli Anconitani, è uno dei simboli della città ed è esposto nella sala consiliare del Comune. Il Teatro delle Muse di Pietro Ghinelli ben rappresenta l’architettura del primo Ottocento. Nel periodo post-unitario la città si ingrandì e si rinnovò completamente; interessante dal punto di vista artistico ed urbanistico è tutta la zona della spina dei Corsi, ma sono notevoli anche le tante fortificazioni risalenti al periodo in cui la città era piazzaforte di prima classe. Durante il ventennio fascista si aprì il Viale della Vittoria e si completò Corso Stamira. Su questo itinerario, ricco di edifici eclettici e in [[Stile Novecento|]], ma anche di esempi di tardo Liberty, Guido Cirilli realizzò il Palazzo delle Poste e il Monumento ai Caduti; Amos Luchetti Gentiloni progettò il Palazzo del Municipio e Pio Pullini ne decorò l’interno con i suoi dipinti; Eusebio Petetti progettò invece il Palazzo del Mutilato. L’arte contemporanea si distingue per il monumento alla resistenza di Pericle Fazzini, le sculture di Valeriano Trubbiani, scultore di fama internazionale, e per la nuova sede della Regione, di Vittorio Gregotti. Purtroppo si devono segnalare anche alcuni pessimi esempi di inserimenti architettonici in centro storico, soprattutto in via Scosciacavalli, in via Cardeto, in via Carducci e in via Cialdini. Dal punto di vista urbanistico si ricorda la realizzazione, assai criticata, di Piazza Pertini.