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CULTURA
* Pinacoteca civica "Francesco Podesti", situata all'interno di palazzo Bosdari, in via Pizzecolli. Tra le altre possiamo trovare opere di Carlo Crivelli, del Tiziano, di Lorenzo Lotto, del Guercino, di Sebastiano del Piombo, di Orazio Gentileschi, di Antonio Lilli, di Francesco Podesti. * Museo tattile statale Omero, che ha sede provvisoria in via Verdi, nei pressi della sede della Regione. È uno dei pochi al mondo che permette anche ai non vedenti di avvicinarsi all'arte facento toccare riproduzioni e modellini di famose opere scultoree ed architettoniche. Indicato per tutti coloro che amano l'arte. * Museo Diocesano, situato nel piazzale del Duomo. Ricco delle testimonianze di una fede che ha origini antichissime, essendo legato l'arrivo del cristianesimo al protomartire S. Stefano, comprende una collezione di sculture, di dipinti e di oggetti sacri. Tra i pezzi più celebri quattro arazzi dai colori vivissimi, tratti da cartoni del Rubens. * Museo Archeologico Nazionale delle Marche, ospitato all'interno del cinquecentesco palazzo Ferretti, permette un intererssante viaggio nel tempo grazie alle testimonianze ricchissime di tutte le civiltà della regione. Comprende le seguenti sezioni: Preistorica (dal Paleolitico, al all'età del Bronzo) Protostorica (sezione caratterizzante il museo, grazie ai bellissimi reperti del popolo piceno, che abitava nelle Marche nell'età del Ferro; la sezione comprende poi le testimonianze dell'invasione dei Galli). Da anni si attende la riapertura delle Sezione Greca, che esporrà i reperti della necropoli di Ancona, della Sezione Romana, pure ricchissima, della Sezione Medievale e della notevolissima collezione numismatica. Irrisolta è ancora la questione dei Bronzi dorati da Cartoceto di Pergola, statue di epoca romana di eccezionale valore: si tratta dell’unico gruppo bronzeo dorato rimastoci dall’antichità. Trovati nel 1946 a Cartoceto di Pergola, salvati da un emissario della soprintendenza dalla vendita all’estero, furono esposti al Museo Nazionale fino al 1972, quando a causa del terremoto il museo chiuse. Alla riapertura del Museo si aprì un contenzioso con Pergola, comune nel cui territorio il reperto era stato trovato. Dopo alterne vicende si giunse ad un compromesso alla cui formulazione parteciparono il Ministero, la Regione Marche e la Soprintendenza Archeologica: vennero eseguite delle copie conformi del gruppo bronzeo, e si decise di esporre alternamente a Pergola e ad Ancona gli originali e le copie. Il patto venne rotto dal Ministero ed attualmente le statue originali sono a Pergola, in un museo appositamente istituito. Sul tetto del Museo Nazionale svettano le copie ricostruttive delle statue, realizzate in bronzo dorato. * Museo della città, è un museo di storia urbana, situato in Piazza del Papa. Tra i pezzi da segnalare le vedute della città di Luigi Vanvitelli e un grande plastico in legno che ricostruisce la città di Ancona nel 1800. * Museo Naturalistico Paolucci. Pur essendo un museo nato e cresciuto in città grazie all'opera del noto scienziato anconitano Luigi Paolucci, ora ha sede nel vicino centro di Offagna, uno degli storici castelli di Ancona. Il museo espone una piccola ma significativa parte delle ricchissime collezioni naturalistiche di sua proprietà: fossili, minerali, materiali didattici storici, esemplari impagliati di animali; testimonia i vari aspetti degli ambienti naturali delle Marche. * Il Lazzaretto, eccezionale architettura circondata dall’acqua, realizzata da Vanvitelli nel 1733 (recentemente denominato anche Mole Vanvitelliana), ospita mostre d’arte di varia importanza, anche di livello nazionale. * Teatro delle Muse. Fu costruito nel 1822 su progetto di Pietro Ghinelli, ma ad oggi di quel progetto rimane solo la facciata. Durante la Seconda Guerra Mondiale il tetto era stato parzialmente danneggiato da un bombardamento, ma ciononostante quasi tutti gli interni sono stati ricostruiti in stile moderno, durante un restauro durato decenni. Contiene oggi più di mille spettatori, ed ospita una stagione lirica di rinomanza nazionale, una stagione sinfonica, una di prosa ed una di musica jazz. Al suo interno ospita un sipario tagliafuoco decorato da una scultura realizzata dall'artista Valeriano Trubbiani. * Teatro Sperimentale Lirio Arena. * Teatro Metropolitan Già un gioiello del XIX secolo, è ubicato nel corso principale è stato recentemente sventrato per far spazio ad attivita' commerciali, un hotel, un parcheggio coperto e una saletta multifunzionale (i lavori sono in corso di realizzazione da parte di un'impresa della Lega delle Cooperative). * Teatro Goldoni. È un altro teatro antico purtroppo recentemente distrutto; venne costruito a metà dell'Ottocento ed ora è stato trasformato in un cinema multisala. DIALETTO La dialetto cittadino, o meglio il "vernacolo" vista la limitata zona di suo utilizzo - circoscritta praticamente alla sola città - appartiene al gruppo umbro-laziale-marchigiano, ed è resa assai singolare dagli influssi dovuti agli scambi del porto. Secondo la tradizione il vernacolo anconitano sarebbe nato nel rione Porto, in una piccola piazza ora non più esistente, detta “la Chioga”, nella quale si mescolavano tre parlate: quella dei portolotti, quella dei marinai stabilitisi in città e quella dei buranelli, ossia delle famiglie originarie dalla laguna veneta trasferite in Ancona in cerca di fortuna. La vitalità del vernacolo anconitano e l’attenzione che esso riscuote sono testimoniate da numerose pubblicazioni e ristampe, ed anche da un sito internet totalmente in dialetto: www.anconanostra.com È molto vivo il teatro in dialetto, che possiede testi classici dell’inizio del XX secolo ancora frequentemente rappresentati. Il repertorio quasi ogni anno si arricchisce di testi contemporanei. La poesia vernacolare è anche molto viva e praticata, e vanta tra i suoi scrittori classici Duilio Scandali e Palermo Giangiacomi, cantori dell’anima popolare della città. Tra i contemporanei è doveroso ricordare il compianto Franco Scataglini, oramai giunto a fama nazionale, nei cui testi risuona un dialetto rivisitato e trasfigurato dalla poesia. La musica vernacolare, spesso collegata ai testi teatrali, ha come simbolo l'"Inno del portolotto" e dopo un periodo di completo oblio, viene oggi diffusa da alcuni gruppi musicali dediti alla ricerca storica, ma anche alle nuove composizioni, che tengono concerti molto seguiti dalla popolazione.