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AMBIENTE
Il Parco del Conero Parte del territorio di Ancona rientra all'interno del Parco Naturale del Conero, caratterizzato da ampi boschi sempreverdi di macchia mediterranea, da scogliere a picco sul mare, da una campagna di alto valore paesaggistico e ricca di prodotti tipici, come la lavanda, il miele, l'olio, i legumi. Se da una parte il parco ha senz'altro fornito uno strumento di tutela della zona, d'altro canto purtroppo ha provocato una valorizzazione economica di tutte le case coloniche, che si stanno trasformando in ville suburbane, con inevitabili conseguenze negative sulla fruibilità pubblica delle aree naturali e sulla stessa permanenza dei valori naturalistici. Sono ormai tipici i casi di chiusura di sentieri o della loro trasformazione in strade carrabili (anche sugli itinerari ufficiali del Parco), di distruzione della vegetazione per realizzare giardini privati, di istallazione di recinzioni che di fatto rendono inaccessibili aree verdi che da sempre erano di libero accesso, e ciò vale anche per zone di gran valore panoramico e naturalistico come quelle situate sul ciglio della falesia. Le falesie, ovunque siano localizzate, presentano pericoli di franosità. Da notare in proposito una decisione dell’amministrazione comunale e della Capitaneria di Porto: quella di chiudere, per motivi di sicurezza, tutti i sentieri che conducono al mare, tranne quello delle Due Sorelle. Di fatto oggi, quindi alcune delle zone del Parco più caratteristiche ed importanti dal punto di vista naturalistico e paesaggistico sono precluse alla visita di turisti ed abitanti. La preoccupazione per la sicurezza sembra eccessiva alle associazioni naturalistiche, che ricordano che, seguendolo stesso criterio, si dovrebbero chiudere al pubblico tutte le coste alte e le zone montuose d’Italia, soggette agli stessi tipi di rischio. È a rischio lo stesso rapporto con il mare, che è una delle caratteristiche più importanti del Parco del Conero. Lavori di consolidamento sono in corso nella zona del Passetto, e ciò porterà alla riapertura della spiaggia e dei sentieri, ma non si possono certo ipotizzare, a causa della loro difficoltà oggettiva e dell’alto costo, lavori simili per tutti i venti chilometri di costa alta. Da anni è in discussione al Ministero dell’Ambiente l’ipotesi di istituire un parco marino nel mare che bagna il Parco del Conero, motivata dalla presenza di fondali di grande ricchezza naturalistica: madrepore, gorgonie non sono certo comuni in Adriatico. In una costa così frequentata e nella quale il rapporto con il mare è intenso ed antico, si dovrà tutelare la zona senza impedire gli usi tradizionali e innocui per la natura, come la balneazione, la nautica a vela o a remi e la piccola pesca amatoriale. I giardini e i parchi urbani La città è ben dotata di parchi, tipicamente panoramici perché posti sulle parti più alte delle colline. Direttamente sulla costa alta si trovano i seguenti parchi: * il Parco del Cardeto, il più vasto della città (circa 35 ettari) è caratterizzato da numerose testimonianze storiche e da una elevata naturalità. L’apertura del Parco è una vittoria della cittadinanza, che aveva lungamente sollecitato l’istituzione del parco, ed anche dell’amministrazione, che è riuscita a superare numerosi ostacoli burocratici. All’apertura purtroppo è seguita una lunga polemica, non ancora conclusa, tra le associazioni ambientaliste e il Comune a proposito della tutela della naturalità dell’area, che è elevata e particolarissima per un’area verde cittadina, e che ciononostante rischia di essere annullata da interventi attuati senza le dovute cautele. Alla discussione sul mantenimento della naturalità si sovrappone la questione della destinazione degli edifici attualmente abbandonati situati nell’area verde. Attraverso il referendum cittadino del 2005, non valido per il mancato raggiungimento del quorum, i votanti hanno comunque espresso un parere nettamente contrario alla trasformazione in un albergo di un fabbricato in cemento situato nel parco. il più vasto della città, caratterizzato da numerose testimonianze storiche e da una elevata naturalità, ora a rischio a causa dei lavori seguiti all'apertura al pubblico. * il Parco del Passetto, con piscina e sentiero che conduce al mare. Sulla dorsale collinare interna si trovano: * il Parco della Cittadella, cinto dalle mura del Campo Trincerato e ancora purtroppo mancante dell'area fortificata che gli ha dato il nome; * il Pincio, piccolo, ma di grande importanza storica dato che è il più antico della città, ricordando anche nel nome la presa di Roma del 1870; Nei quartieri periferici si ricordano soprattutto: * il Parco Belvedere, a Posatora (affacciato sul porto turistico) * il Parco Unicef, a Montedago, recentissimo, ma con un certo valore paesaggistico. * il Parco dell'ex Crass,al Piano S. Lazzaro, che fu fondato nel 1901 come giardino dell'Ospedale Psichiatrico, ha senz'altro i più begli alberi della città, dato che da molti anni sono risparmiati dalle potature: magnolie, tassi, platani, tigli, lecci sono dei veri monumenti naturali. È interessante anche per la organizzazione degli spazi in grandi cortili verdi collegati da porticati coperti da capriate in legno. Questi camminamenti rendono il parco visitabile anche con la pioggia. Nonostante la presenza della sede del Corpo Forestale dello Stato, ci si deve rammaricare per una preoccupante diffusione di gravi fitopatologie, specie sui tassi e sugli ippocastani. * Il Parco degli Ulivi, che occupa un vecchio uliveto, è situato tra i quartieri di Collemarino e di Palombina. Tra i giardini storici si ricorda: * Villa Santa Margherita, nella zona del Passetto, (nota anche con i nomi di Villa Almagià e di Villa Gusso); nata nel 1889, è organizzata come un giardino romantico, con eleganti elementi architettonici, splendide palme, ippocastani, tassi e uno singolare viale di tigli potati a candelabro. Negli ultimi anni sono stai eliminati tutti i grandi vasi di agrumi che d'inverno trovavano ricovero nell'aranciera; potature malfatte hanno favorito l'insorgere di fitopatologie specie nel viale di tigli, che ha subito abbattimenti notevoli, senza alcuna sostituzione; i perimetri delle aiole, prima realizzati in cristalli di gesso, come tradizione della città, sono stati sostituiti con cordoli di pietra bianca completamente inadatti. Unica nota positiva il restauro dell'aranciera e del belvedere. I viali non sono tanti, e per decenni le alberature sono state oggetto di potature malfatte e deturpanti. Oggi la situazione è migliorata, ma purtroppo ancora si verificano abbattimenti (motivati da una esagerata preoccupazione per la sicurezza), perfetta noncuranza nella sostituzione degli esemplari mancanti, piazzole regolarmente troppo strette che strozzano i tronchi alla base e, per fortuna ormai solo saltuariamente, potature troppo drastiche che portano gli alberi ad ammalarsi e deperire. Per questi motivi in Ancona purtroppo sono delle vere rarità i grandi alberi che abbelliscono e migliorano la qualità dell'aria in altre città. Begli esemplari sono in pratica solo limitati a querce poste lungo antiche strade di campagna ora inglobate nella città e ad alcuni platani che miracolosamente sono sopravvissuti ai maltrattamenti del passato senza risentirne troppo. Con tutti questi limiti, i viali cittadini più importanti sono: Corso Carlo Alberto, Via Giordano Bruno, Via Torresi, Via Tavernelle, via Marconi, viale Leonardo da Vinci, tutti alberati a platani. Il Viale della Vittoria, apprezzatissima passeggiata cittadina, è nel complesso la strada alberata nelle condizioni migliori: potature rispettose, piazzole ampie, manutenzione costante. Le piazze alberate storiche sono Piazza Cavour, Piazza Cappelli e Piazza Stamira; sono nate tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del nuovo secolo, ed ancora conservano i caratteri originali. Tra questi la presenza di palme di varie specie.